La Russia continua ad aumentare gli attacchi missilistici e con droni contro le città ucraine, mentre sul campo di battaglia i progressi territoriali restano limitati. Secondo un’analisi pubblicata dall’emittente estone ERR News, i bombardamenti delle ultime settimane riflettono le difficoltà dell’esercito russo nell’ottenere avanzate significative lungo la linea del fronte e puntano sempre più a colpire le aree urbane e a mettere sotto pressione la popolazione civile.

La questione è rilevante perché evidenzia un possibile cambiamento nella strategia militare russa. Mentre i combattimenti terrestri continuano, l’impiego su larga scala di missili e droni permette a Mosca di mantenere alta la pressione sull’Ucraina anche senza conquistare rapidamente nuovo territorio. Negli ultimi giorni gli attacchi hanno colpito in particolare Kiev e altre città del Paese, provocando vittime civili e nuovi danni alle infrastrutture.

Secondo gli esperti citati da ERR News, negli ultimi mesi la linea del fronte è cambiata molto poco. La Russia ha continuato ad avanzare in alcune aree dell’Ucraina orientale ma con ritmi sensibilmente inferiori rispetto allo scorso anno. Gert Kaju, responsabile del dipartimento per la prontezza della Difesa del ministero della Difesa estone, osserva che a giugno le forze russe hanno conquistato in media circa un chilometro quadrato di territorio al giorno, una velocità pari a un sedicesimo di quella registrata nello stesso periodo del 2025. Allo stesso tempo, le perdite subite dall’esercito russo risultano aumentate in modo significativo.

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Più raid nelle città, meno avanzate sul terreno

Secondo l’analisi, proprio questo rallentamento potrebbe spiegare l’intensificazione degli attacchi a lungo raggio contro i centri abitati ucraini. L’obiettivo sarebbe duplice: logorare il morale della popolazione e dimostrare che la capacità offensiva russa rimane elevata nonostante le difficoltà incontrate sul terreno. Una strategia che si inserisce in una guerra sempre più caratterizzata dall’impiego massiccio di droni e missili, oltre che da operazioni di logoramento lungo un fronte ormai stabilizzato.

In risposta ai più recenti bombardamenti su Kyiv, l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha annunciato l’intenzione di proporre nuove sanzioni contro istituzioni e aziende che sostengono il complesso militare-industriale russo. Secondo gli analisti citati da ERR News, un ampliamento delle misure restrittive potrebbe incidere in maniera più significativa sulla capacità produttiva della Russia rispetto ai precedenti pacchetti di sanzioni.

Nel frattempo, anche sul terreno il conflitto continua a evolversi senza che emerga una svolta decisiva. Secondo quanto riportato da Reuters, le forze russe mantengono la pressione soprattutto nell’Ucraina orientale, concentrando gli sforzi nelle aree del Donbass, dove cercano di consolidare le posizioni conquistate e avanzare gradualmente nonostante la forte resistenza ucraina. Kyiv, dal canto suo, continua a fare affidamento sull’impiego di droni a lungo raggio per colpire depositi di carburante, infrastrutture logistiche e obiettivi militari all’interno del territorio russo, nel tentativo di rallentare la capacità offensiva di Mosca e costringerla a redistribuire uomini e mezzi lontano del fronte.

Reuters sottolinea inoltre che la guerra è entrata in una fase di logoramento: le linee del fronte si muovono lentamente, mentre entrambe le parti fanno sempre più ricorso ad attacchi a distanza, artiglieria e sistemi senza pilota per indebolire le capacità dell’avversario. In questo contesto, nessuno dei due eserciti sembra oggi in grado di ottenere un vantaggio strategico tale da modificare significativamente l’andamento del conflitto nel breve periodo.

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se l’attuale stallo militare potrà aprire nuovi spazi per la diplomazia oppure se il conflitto continuerà a essere segnato da un’intensificazione degli attacchi a lungo raggio e da limitati cambiamenti sul terreno.

Articolo scritto da Martina Bertucci.

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